Addio Zeffirelli, camera ardente a Palazzo Vecchio

Le foto di una vita legata al palcoscenico scorrono sulle arie liriche di Maria Callas, diva e amica. Come da sua volontà Franco Zeffirelli è tornato a casa, a Firenze, dove ha lasciato il patrimonio della sua Fondazione artistica. Camera ardente nel Salone dei Cinquecento e poi seguiranno i funerali in Duomo. E' lutto cittadino, le Istituzioni gli rendono omaggio. “Un uomo libero come deve essere libera l'arte in tutte le sue articolazioni”. “Il suo desiderio degli ultimi mesi nei quali l'infermità no gli permetteva di muoversi era proprio quello di tornare nella sua Firenze e oggi lo accogliamo tutti a braccia aperte”. Centinaia le persone in visita come accade agli artisti, lasciano opere che diventano tracciati di vita. “Da piccolina sono cresciuta con i suoi film, li ho visti quasi tutti, è un personaggio che fa parte della cultura italiana”. “A Milano ho vista la scenografia dell'Aida”. “L'ultima immagine che vedrò prima di morire mi auguro sia quella”. Sul feretro le sciarpe viola e la maglia numero 1 portata dal braccio destro del nuovo patron della Fiorentina. Giancarlo Antognoni è qui e si ricorda di quello scudetto alla Juve che fece imbufalire il maestro. “Un tifoso che in quel momento ha visto sfuggire uno scudetto che era alla portata, un po' come tutti noi, anche noi eravamo arrabbiati per questo, però nel calcio succede”. Grande passione, vena polemica ma rispetto assoluto per la tradizione. I figli adottati, Luciano e Pippo, hanno fatto esperienza della qualità più importante per un padre. “Era un uomo di grande umanità e grande generosità, tant'è vero che venti anni fa ha deciso di adottare sia me che Luciano, nessuno glielo aveva imposto”.


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