Aggressioni acido, confermata adottabilità bimbo

Il bambino subirà per sempre il marchio di una famiglia così segnata da atroci violenze. Questo è un passaggio delle motivazioni con le quali la Corte d’appello di Milano ha confermato l’adottabilità del bimbo partorito nell’agosto del 2015 da Martina Levato, l’ex studentessa bocconiana condannata a vent’anni in appello per l’aggressione con l’acido. Dunque, non è stata ritenuta concreta la difesa della Levato, che si era opposta a questa decisione sostenendo che, tolto Alexander Boettcher, ormai ex amante, il rapporto tra Martina Levato e il bimbo poteva partire e proseguire sui binari giusti. Troppo pesante il marchio che quella famiglia, e la madre in particolare, si porterà appresso per tutta la vita. I giudici, tra l’altro, richiamando più volte la perizia sulla capacità genitoriale della coppia eseguita in primo grado, spiegano anche che non sono presenti in Martina quei profondi, sinceri, reali e necessari segnali che possono mostrare un cambiamento. Né lei né Boettcher, arrestati il 28 dicembre 2014, nei primi mesi della loro carcerazione, mentre Martina era incinta del bimbo, hanno mai manifestato segni di pentimento, rimanendo insensibili e indifferenti. Ora ai due genitori resta la possibilità di ricorrere in Cassazione per poter veder riconosciuta la potestà genitoriale. Nelle motivazioni del provvedimento dello scorso 6 ottobre, con cui i giudici minorili avevano anche stabilito che né i genitori né i nonni possono più vedere il bimbo, il giudice aveva puntato il dito, tra le altre cose, sulla preoccupante mancanza di capacità critica e di riflessione rispetto alle proprie fragilità da parte di tutti i familiari, che costituisce – scrive ancora – un elemento ostacolante e ancora più impeditivo di ogni possibile futuro cambiamento e miglioramento della relazione con il bambino.


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