Ambulanza della morte, indagini su 50 casi sospetti

Avrebbe ucciso pazienti in stadio terminale iniettando loro aria nelle vene mentre venivano trasportati in ambulanza dall’ospedale verso casa. Poi avrebbe contattato agenzie di pompe funebri per far fare a loro il funerale in cambio del pagamento di una mazzetta da 300 euro. Per questo motivo, con l’accusa di omicidio volontario, i Carabinieri del comando provinciale di Catania hanno arrestato un barelliere di 42 anni, Davide Garofalo. L’uomo è accusato anche di favoreggiamento a Cosa Nostra dal momento che le agenzie funebri che contattava sarebbero state vicine, se non di proprietà, di esponenti di famiglie mafiose. Gli omicidi che vengono contestati al barelliere sono due, un uomo ed una donna morti nel 2015, ma i casi sui quali i militari dell’Arma stanno indagando sono almeno una cinquantina. Ad incastrare l’uomo sono state le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha raccontato agli inquirenti quello che accadeva all’ospedale di Biancavilla. Il pentito, infatti, ha riferito che i pazienti in fin di vita venivano rispediti a casa e che durante il tragitto veniva iniettata loro attraverso l’agocannula dell’aria. I pazienti, dunque, morivano a causa di un’embolia. Una volta a casa il barelliere, approfittando del momento di dolore, proponeva ai familiari delle vittime i servizi di alcune agenzie funebri che poi riconoscevano all’uomo una mazzetta da 300 euro. Le indagini, dunque, vanno avanti, per capire se altri pazienti in stadio terminale siano stati uccisi all’interno di quella che è stata soprannominata l’ambulanza della morte.


  • TAG