Bambina morta di malaria, aperte due inchieste

Dubbi e ipotesi. Bisogna fare chiarezza sulla morte della bambina di 4 anni deceduta a Brescia a causa della malaria. Lo ha chiesto il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, che ha parlato di un possibile contagio in ospedale e che ha inviato una task force agli ospedali di Trento e di Brescia. Lo chiede la magistratura, che ha avviato due diverse indagini, una aperta dalla Procura di Trento, l’altra dalla Procura di Brescia per omicidio colposo. Bisognerà stabilire come Sofia Zago, che viveva a Trento con la sua famiglia, abbia contratto la malattia, considerato che non è mai stata in nessun Paese a rischio. Sabato scorso era arrivata agli Spedali Civili di Brescia, dopo che a Trento un emocromo ha fatto sospettare la presenza di malaria. Una volta giunta nel nosocomio lombardo è stata avviata la terapia, ma ormai era troppo tardi. La bambina è morta per malaria cerebrale, la forma più aggressiva della malattia. “Chiarire la causa è fondamentale”, dicono gli esperti, che frenano sulle diverse ipotesi avanzate finora. Che sia stata una zanzara Anopheles, che non è presente nel nostro Paese, o che si sia ammalata per qualsiasi altro motivo, vanno ricostruite le ultime ore e le ultime settimane di vita della bambina, a partire dal ricovero a Portogruaro prima, a Trento poi, di metà agosto, per sospetto diabete infantile. Indagini che vanno avanti, mentre la famiglia spiega di non essere mai stata in vacanza in nessuno dei Paesi considerati a rischio malaria. Le vacanze le hanno trascorse sul litorale veneto: “da oltre trent’anni non si presenta, nel nostro Paese, un caso di malaria autoctona”, dicono gli esperti, preoccupati e divisi, mentre l’Istituto Superiore di Sanità chiarisce: “non c’è alcun rischio, per la comunità si tratta di un caso rarissimo”.


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