Caldo e siccità, inchiesta su Acea

L’inchiesta sulla tesi del lago di Bracciano avviata dalla procura di Civitavecchia si abbatte su ACEA e sul suo presidente. I carabinieri del NOE hanno perquisito gli uffici romani della società e consegnato un avviso di garanzia per inquinamento ambientale al vertice della multiutility, Paolo Saccani. I militari hanno sequestrato carte e documentazione relativa ai limiti stabiliti nella concessione per la captazione delle acque. A dare impulso alle indagini più denunce presentate alla procura da un parlamentare e da alcuni sindaci dei paesi che si affacciano sul lago di Bracciano. Inquinamento ambientale colposo è il reato ipotizzato al momento sulla criticità che sta interessando il bacino. Colpisce chiunque abusivamente provochi una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo di un ecosistema. Nel frattempo, sempre ACEA incassa un altro colpo. È stato infatti respinto il ricorso contro la sospensiva dello stop ai prelievi dal lago, ordinato dalla Regione Lazio, un atto che ACEA considerava illegittimo e unilaterale. I giudici spiegano che il provvedimento non appare affatto irragionevole, visto che tutti i comuni i cui territori sono vicini o confinanti con il lago, si sono espressi favorevolmente rispetto ad un intervento del governatore Zingaretti. La scorsa settimana il presidente di ACEA, Saccani, aveva fornito i dati dei prelievi di acqua: 1.200 litri al secondo per i primi sette mesi di questo 2017.


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