Caporalato, i sindacati: "400 mila lavoratori a rischio"

L’inchiesta “Paola” che parte e prende il nome da Paola Clemente, squarcia una prassi che per i sindacati non è isolata. Il sommerso nel settore agricolo alimentare, secondo i dati Cgil, tocca almeno 400.000 lavoratori. In molti casi, dietro alla versione 2.0 del caporalato, contratti e buste-paga all’apparenza regolari, che in realtà nascondono un sistema per eludere i controlli, che poggia su omertà e ricatti ai danni del lavoratore. I sei arresti, tra gli addetti dell’agenzia interinale di Bari, per sfruttamento del lavoro illecito, intermediazione e truffa ai danni dello Stato, sono un precedente storico. L’inchiesta scaturita dalla morte di Paola Clemente nel 2015, la bracciante di 49 anni stroncata da un infarto in Puglia, durante una giornata afosa, mentre lavorava tra i filari di un vigneto, ha portato alla luce il complesso meccanismo adottato dall’agenzia, fatto di false dichiarazioni erariali e mancato rispetto dei contratti regolarmente registrati, ma che stando ai dossier dei sindacati, non è un fatto isolato. Nell’agenda dell’agenzia di Bari, 600 donne, compresa Paola, che sulla carta guadagnavano il minimo sindacale, circa 7 euro all’ora, ma che in realtà ne percepivano poco più di 2: lavoravano tutto il mese, ma sui contratti c’era solo la metà delle giornate. Tra giugno e settembre del 2015 la Procura di Trani ha curato, grazie al sequestro di agende e calendari delle lavoratrici, quasi 950 giornate di lavoro non contabilizzate: 200.000 euro dei salari spettanti ai lavoratori sarebbero finiti nelle tasche dei moderni caporali e oltre 55.000 euro di contributi non sarebbero mai stati versati nelle casse dell’erario. Un sistema semplice, basato sulla mancata denuncia dei lavoratori, costretti dalla disoccupazione e dalla necessità, ad accettare qualsiasi condizione di lavoro.


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