Caso Manduca, non è finita la battaglia legale

La battaglia per la giustizia, per gli orfani di Marianna Manduca, sembra non avere fine. Sono passati dieci anni da quel femminicidio annunciato, la morte della loro mamma il 3 ottobre 2007 a Palagonia, in provincia di Catania, accoltellata dal padre, Saverio Nolfo, nonostante le dodici denunce presentate dalla donna e rimaste inascoltate. Il 13 giugno 2017 la Corte d’Appello di Messina accerta la responsabilità dei magistrati ai tempi in servizio al Tribunale di Caltagirone. Stabilisce che ci fu dolo e colpa grave nell’inerzia dei PM che non fermarono il marito nonostante le ripetute violenze e considerarono la vicenda come una lite familiare. Il Tribunale di Messina condanna il Governo a pagare i danni per la negligenza dei magistrati ai figli della vittima che all’epoca dei fatti avevano 3, 5 e 6 anni e che, successivamente, vennero adottati da uno zio e trasferiti lontano dalla Sicilia e da quel dolore. Il 1° agosto Palazzo Chigi annuncia l’intenzione di impugnare la sentenza presentando ricorso contro il risarcimento. Una decisione che scatena un vespaio di polemiche, fino al dietrofront affidato ad una nota con cui il Governo chiede all’Avvocatura generale dello Stato di valutare ogni possibile soluzione, compresa la ricerca di una definizione consensuale della vicenda e l’ipotesi della desistenza da qualsiasi azione giudiziaria, nel rispetto della legge – continua il comunicato – e dei familiari. Ma il dolore e le polemiche rimangono.


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