Caso Riina, peggiorano condizioni di salute

Medici contro giudici, anzi la medicina contro la legge. Il capo dei capi di Cosa Nostra Totò Riina soffre di una cardiopatia gravissima che lo espone al rischio di morte improvvisa. L’ospedale di Parma ha inviato una relazione ai giudici di Milano ma il processo va avanti perché Riina è vigile e collaborante secondo il Tribunale. Nel procedimento Riina è imputato per minacce verso il direttore del carcere di Opera. Secondo la difesa l’ex boss si trova in progressivo e rapido decadimento fisico, non riesce a parlare e quando lo fa è quasi impossibile capire ciò che dice. Riina è rinchiuso in regime di 41-bis e di lui si occupa il Tribunale di sorveglianza di Bologna. La Cassazione ha dichiarato l’esistenza di un diritto a morire dignitosamente. Riina andrebbe curato nel migliore dei modi, com’è suo diritto, ma c’è un punto: il diritto alla morte dignitosa vale anche per un uomo condannato a diciassette ergastoli che ha ordinato di sciogliere bambini nell’acido, che ha ordinato stragi? Che cos’è la morte dignitosa? Il diritto inalienabile di ogni individuo è alle cure mediche adeguate e a riceverle nel luogo idoneo, anche restando in regime di carcere duro usato proprio per impedire contatti con l’esterno. Eppure il capomafia nell’ora d’aria ha minacciato il PM Di Matteo e Don Luigi Ciotti. “U curtu” continua a farci paura. Se lo portassero in queste condizioni nel suo Paese quanto farebbe effetto a quell’immaginario mafioso fatto di devozione e servitù?


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