Cavallette in Sardegna, 2000 ettari di campagne divorate

È una pianta di canapa, delle poche rimaste perché le cavallette si stanno mangiando tutto il campo. Prima iniziavano dalle foglie, ora invece stanno recidendo subito giù il gambo e alla base della radice. Quindi diventano come quella che hai in mano? Sì, questa sicuramente è una pianta che è stata mangiata ieri sera e l'abbiamo trovato stamattina. In un campo di due ettari, abbiamo seminato circa seimila piante e ne sono rimaste se son tante ottocento. Cioè c'è un danno molto ingente. L'azienda agricola di Roberto è a conduzione familiare, si trova a Orani un comune di meno di 3000 abitanti in provincia di Nuoro. La sua è tra le attività agricole e zootecniche colpite dall'invasione delle cavallette nei campi di foraggio. Sciami di milioni di insetti che divorano la vegetazione che incontrano, produzioni foraggere e cerealicole nelle zone della piana di Ottana, Sardegna centrale, fino a Orotelli e Bolotana. Oltre 2000 ettari di campagne infestate da tappeti di locuste che si insidiano nei poderi, sugli alberi e sui muri delle case coloniche. "Ma quest'anno il fieno, non è sufficiente", lamenta Roberto. Su circa 20 ettari sono stati prodotti solo 100 balloni, a fronte degli 800 del 2018 con danno economico considerevole. A un costo di circa 40 euro a ballone, il guadagno per quest'anno si aggira intorno ai 4000 euro, rispetto ai 32000 di un anno fa. Ma perché è scattata questa emergenza? Abbandono delle campagne e cambiamenti climatici, tra le maggiori cause. Non solo, molti terreni non sono coltivati da lungo tempo, dismessi, asciutti, compatti oppure non si possono arare perché ci sono alberi e piante. È su questa superficie che si riproducono le cavallette nella stagione estiva, sotto il suolo a cinque centimetri di profondità in gruppi all'interno di piccoli astucci contenenti decine di uova. Ormai è tardi intervenire in questa fase perché adesso troviamo le cavallette adulte che sono in fase di espansione e di riproduzione. Gli interventi più efficaci si fanno all'inizio delle pullulazioni, vale a dire quando nascono le cavallette. In Sardegna, questa avviene a fine Aprile, i primi di Maggio, in cui le popolazioni sono molto concentrate in spazi molto ristretti, danno luogo a delle nuvole di cavallette che vanno chiamate grillare. In quelle condizioni abbiamo molte cavallette concentrate in uno spazio piccolo, è quindi possibile intervenire agevolmente per eliminarle. Già negli anni passati, ettari di campagna sarda erano stati infestati dalle cavallette. Negli anni '40 e più recentemente negli anni '90. Nell'ultima emergenza si utilizzarono insetticidi, prodotti a base di arsenico e fosforganici che debellarono sì gli insetti, ma inquinarono l'ambiente ed ebbero un impatto negativo su animali domestici e selvatici. Qua le aziende devono sopportare ancora una lunga estate, quindi devono dare da mangiare agli animali fieno, grano. È stato già raccolto ed è già andato male il 60%. Quindi tutta roba che uno deve comprare? Devono acquistare quindi già le aziende già in sofferenza per tutti gli eventi climatici, in più per il discorso là per tutto quello che c'è dietro. Poi arrivano anche le cavallette qua, uno non sa più cosa fare. Siamo della piana di Ottana. Qui negli anni '70 sorse un polo industriale molto importante che attirò i piccoli contadini e pastori della zona. Quarant'anni dopo di quel polo industriale restano sostanzialmente i fallimenti aziendali, lo spreco di denaro pubblico, e i tanti licenziamenti. Oggi questa parte di Sardegna non è stata solo messa in ginocchio dalle alluvioni dello scorso inverno, ma a Maggio sono arrivate le cavallette: un'invasione vera e propria. Questi insetti hanno letteralmente divorato tutto: guardate i campi. Le torri dell'Enichem svettano alte tra il paesaggio rurale. L'azienda petrolchimica del gruppo Eni nel 1970 creò il sogno industriale come antidoto al banditismo. Infuse speranze di uno stipendio fisso a quanti si piegavano la schiena a lavorare nei campi, e mise ancora più in difficoltà il settore occupazionale con i successivi licenziamenti e il ritorno ai campi ormai trascurati. A distanza di anni, lo spopolamento delle campagne ha impoverito i terreni e i pochi allevatori e agricoltori rimasti faticano ad andare avanti. Siamo ai confini di Orani, qui le cavallette stanno arrivando. Sono presenti, ma in quantità minore. Nell'azienda di Luciano ci sono 370 ovini e 8 suini, circa 50 ettari coltivati. È difficile. Perché è difficile? Io non sono contento con questo calo di produzione del latte, non si tira più avanti. Cosa c'entra latte, me lo può spiegare? Il latte prima era 60 centesimi. Adesso è come che fosse a 60 centesimi. È a 74 ma non copre minimamente il costo della produzione. Il latte doveva essere minimo a 95 centesimi, un euro, se no stiamo lavorando al vento. Scendendo a sud lungo la strada che porta nel cagliaritano, si attraversa la piana del Campidano. Cambiano i terreni, mutano i colori e le urgenze sono altre. Tra Cagliari e Oristano si estende una vasta area chiamata Campidano. La piana del Campidano è una zona molto fertile e la produttività dei suoi suoli era già noto ai romani, che ne compresero la potenzialità di queste terre. Oggi tutti i campi sono arati e coltivati a verdure, ortaggi e cereali. Lo sciame delle cavallette qui non arriva. La lavorazione dei campi e la morfologia del suolo, rende l'habitat diverso dal centro dell'isola. Il contrasto con il colore del grano e il giallo ocra di terreni mangiati dagli insetti è un colpo che crea disparità e prostrazione. Noi come assessorato agricoltura possiamo mettere in campo delle risorse, risorse che prenderemo dai nostri capitoli. Vediamo cosa si può fare e stiamo valutando anche sugli aiuti. Si possono citare alcune leggi in materia. La legge nazionale, 987 del 1931 e la legge regionale 25 del 1957. Norme che si mescolano con la necessità concrete di interventi urgenti, rapidi ed efficienti di cui la politica deve farsi portavoce e lo sa bene chi, in quei posti ci è nato, lavora e studia ogni giorno. La natura dei terreni incolti è la bonifica delle zone circostanti a quelle colpite dall'invasione delle cavallette. La regione Sardegna non solo dovrà mettere in campo i dovuti incentivi, ma esercitare anche azioni di controllo severe. Dopo aver trascorso alcune ore nei campi a contatto con le cavallette l'occhio umano si abitua, li distingue in modo nitido senza fastidio, né paura, ci si accorge della vastità del fenomeno e della difficoltà di arginarlo. "Si chiama gestione del territorio", dice il professor Floris, "altrimenti la natura, riprende il sopravvento sull'uomo. Questa invasione, la si poteva infatti prevedere già tre anni fa."


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