Coniugi uccisi, i due ragazzi non spiegano movente omicidio

Non avrebbero un movente per giustificare tanta violenza, né gravi problematiche familiari né i soldi. Così due minorenni, Riccardo e Manuel, reo confessi del delitto dei genitori del primo dei due, hanno raccontato orari, immagini, dettagli, senza realmente spiegare il perché di un gesto così grave. L’amico di famiglia, il più grande, Manuel, avrebbe colpito da solo nella notte di lunedì scorso i due coniugi, che erano nel letto e che si sono accorti di chi li stava per massacrare. Hanno, infatti, avuto il tempo di chiamare il figlio, Riccardo, sperando nel suo aiuto. Invece, proprio il figlio, che tanto li faceva penare perché non andava bene a scuola e non si interessava a nulla, ha aperto la porta di casa al carnefice e lo ha aspettato nella sua stanza-garage, attigua alla villetta. “Mi dicevano che ero un fallito, un buono a nulla”, dirà durante l’interrogatorio Riccardo. Mentre l’amico sosterrà di averli uccisi da solo, perché “lui non voleva vederli morti, non ce la faceva, ma gli ho tolto un peso dal cuore”. Ora si dicono entrambi pentiti e dispiaciuti per quello che hanno fatto, ma non sanno veramente spiegare altro. Ecco perché il Gip del tribunale dei minori di Bologna ha deciso di accogliere le richieste dell’accusa e di lasciare in carcere i due giovani, perché è possibile per entrambi la reiterazione del reato vista l’efferatezza e la disinvoltura con le quali hanno commesso l’omicidio. Intanto i carabinieri della Scientifica continuano i rilievi nella villetta di Pontelangorino. L’ipotesi è che i ragazzi volessero legare i corpi a delle pietre per poi buttarli nel fiume e, non riuscendoci, abbiano inscenato maldestramente un tentativo di rapina.


  • TAG
Autoplay