Dipendenti statali, licenziato chi commette molestie

La novità riguarderebbe un provvedimento che, a ben vedere, può sembrare quasi ovvio: chi commette molestie a carattere sessuale e per di più è recidivo verrà licenziato. È quanto prevede la bozza del contratto per gli statali, che di fatto esplicita e rafforza le sanzioni in caso di molestie. In prima battuta, il dipendente pubblico che dovesse macchiarsi di tale reato incapperà in una sospensione fino a un massimo di sei mesi. Ma se il comportamento dovesse ripetersi nell’arco di due anni scatterà il licenziamento, pena massima prevista, appunto, qualora dovesse esserci recidiva di atti, comportamenti o molestia a carattere sessuale o quando l’atto rivesta carattere di particolare gravità. Il provvedimento non era esplicitato all’interno del decreto del Presidente della Repubblica n. 62 dell’aprile 2013, cioè il precedente Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, emanato in attuazione della legge anticorruzione in linea con le raccomandazioni OCSE in materia di integrità ed etica pubblica. In base alle vecchie disposizioni, inoltre, era previsto il licenziamento, ma solo come ipotesi, in caso di scambio di favori o di regali. Adesso, invece, in base a questa bozza, non ancora definitiva, lo statale che accetta o chiede per sé o per altri regali o altre utilità al di sopra dei 150 euro come contropartita per essersi adoperati nell’ambito del proprio ufficio a vantaggio diretto di chi fa il dono perderà il posto di lavoro. La sanzione, dunque, non sarà solo possibile, ma obbligatoria.


  • TAG
Autoplay