Emergenza medici, il Veneto vuole importarli dalla Romania

Anestesisti, radiologi, pediatri, ginecologi e ortopedici. In Italia non si trovano i medici specialisti, ne mancano 56.000 1.300 solo in Veneto regione che, insieme al Molise, aveva già fatto ricorso ai camici bianchi in pensione per garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria. Contratti a termine per tamponare l'emergenza, ma la carenza di medici negli ospedali italiani ha spinto l’ULSS 2 di Treviso ad andare oltre. Avviare delle trattative con l'Università di Timisoara, città gemellata con Treviso, per l'assunzione di 10 medici romeni. Il percorso scolastico e formativo di medici italiani è molto preciso, è un percorso importante. Che garanzie arrivano da altri Paesi? Da altri Paesi... il percorso formativo italiano è un percorso più lungo degli altri Paesi e quindi molto più adeguato dal punto di vista anche dell'approccio scientifico, tecnico e anche di preparazione sul campo. È chiaro che nel momento in cui ci sono delle necessità bisogna fare virtù. Infatti parlavo di rete formativa e significa che specializzandi dell'ultimo anno della Romania di Timisoara, verrebbero a fare l'ultimo anno di specialità da noi, quindi potrebbero imparare bene la lingua e contemporaneamente acquisire competenze ulteriori e poi essere pronti per fare un concorso in Italia. Al momento nessun contratto è stato firmato, ma le trattative proseguono. Entro pochi anni potremmo, dunque, vedere nei nostri reparti e nei nostri ambulatori medici specialisti stranieri, definiti da alcuni “Camici bianchi low cost”. Il contratto collettivo nazionale è un contratto unico. Quando loro verranno assunti da noi, avranno il medesimo stipendio italiano, quindi di conseguenza prenderanno lo stesso stipendio dei nostri italiani. Come si è arrivati a questa situazione? Si è arrivati per carenza di programmazione dell'università. Come se ne esce? Se ne esce o ritornando come nel passato, quindi facendo i concorsi e assumendo le persone prima che diventino specialisti, cosa che sanno già proponendo il Veneto e altre regioni d'Italia, pppure allargando le borse studio, ovviamente, degli attuali che diventeranno specialisti. Però è chiaro che questo comporterà un tempo molto più lungo.


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