Emergenza migranti, 52 dispersi in mare in naufragio

Stessa direzione di molti altri sciagurati e, per alcuni di loro, stessa sorte. Erano partiti dalla Libia e viaggiavano verso l’Italia quando il gommone sul quale si trovavano è naufragato. Erano in 130, decine di loro sono caduti in acqua, molti sono stati salvati da una delle navi che operano nel Mediterraneo centrale, per altri non è andata così. Il racconto di quanto successo in ore di paura e di speranza lo hanno fatto i migranti che sono riusciti ad essere salvati in una delle tante operazioni di soccorso coordinate dalla centrale operativa della Guardia Costiera italiana. Dodici operazioni in tutto solo nelle ultime ore, nelle quali navi della missione EUNAVFOR MED dell’Unione Europea e alcune delle ONG sono riuscite a portare in salvo circa 1.700 persone. Salvataggi e polemiche che questa volta arrivano direttamente da dove giungono molti dei migranti che approdano lungo le nostre coste, la Libia. È da qui che vengono rilanciate le accuse di Frontex che nei mesi scorsi hanno acceso la polemica sull’operato delle navi delle ONG, oggetto di alcune indagini della magistratura italiana. In una nota ufficiale, il portavoce della Marina libica sostiene che chiamate wireless sono state rilevate mezz’ora prima dell’individuazione dei barconi tra Organizzazioni internazionali non governative che sostenevano di voler salvare i migranti illegali in prossimità delle acque territoriali libiche. Sembrava, dice l’ammiraglio, che queste ONG aspettassero i barconi per abbordarli. Non usa mezzi termini il portavoce della Marina libica: il comportamento di queste ONG, dice, accresce il numero di barconi di migranti illegali e l’audacia dei trafficanti di esseri umani.


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