Legge su aborto, scontro tra ordine medici e Regione Lazio

I medici si dividono, la Regione tiene il punto, l’ospedale difende la scelta e va avanti. Il San Camillo assume, per concorso, due ginecologi non obiettori per il solo servizio di interruzione di gravidanza e la polemica non si placa. “È un atto discriminatorio” è la posizione dell’Ordine dei Medici di Roma, che chiede alla Regione di ritirare subito il bando. “Oppongo una questione di un principio tutelato dalla deontologia e soprattutto dalla bioetica, che, mi risulta, e io non sono un esperto giurista, trova tutela anche nella Costituzione italiana”. “Il bando non è ritirabile”, replica la Regione. Nel testo non vi è alcun accenno all’obiezione di coscienza, che sarebbe illegale, ma una specifica indicazione delle funzioni da svolgere, appunto l’interruzione di gravidanza. “Polemica inutile”, taglia corto il San Camillo, “I due medici prenderanno servizio a tempo indeterminato già dal prossimo 1° marzo”. “Non esiste nel bando alcuna discriminazione ab origine per i candidati. Non c’è nessuna clausola di esclusione. Non c’è e non ci potrà essere nel contratto alcuna clausola di licenziamento automatico in riferimento al cambio di opzione”. Un cartello di sette sindacati dei medici chiede da tempo l’elaborazione di una legge che regolamenti l’obiezione di coscienza per sopperire urgentemente alla carenza di ginecologi che praticano l’aborto, perché poi concretamente di questo si tratta e a dirlo sono i numeri. Dal nord al sud del Paese la percentuale di medici obiettori supera il 60 per cento, con punte dell’80 per cento al sud. Nei fatti abortire in Italia può essere un percorso ad ostacoli, che rende una scelta difficile ancora più complicata. Nella capitale, per esempio, solo una decina di ospedali su trenta garantisce il servizio, tra cui il San Camillo, punto di riferimento di una regione dove intere province ne sono scoperte.


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