Migranti, 4 Ong non firmano il codice di condotta

Le limitazioni al trasbordo dei migranti su altre navi e la presenza di agenti armati a bordo: sono i motivi principali che hanno portato alla divisione delle organizzazioni non governative, che operano nel Mediterraneo, sul codice di condotta voluto dal Viminale e sostenuto dalla Commissione europea. Con le ultime firme, è salito a quattro il numero delle ONG che hanno sottoscritto: la spagnola Proactiva Opens Arms, la maltese Moas, la tedesca Sea-Eye e l’italiana Save the Children, che aveva dato il suo assenso dopo aver ricevuto alcune rassicurazioni per iscritto sui princìpi che regolano l’organizzazione. SOS mediterranee si dice pronta a firmare. Mancano all’appello la francese Medici Senza frontiere e le tedesche Sea Watch e Jugend Rettet, che alcuni giorni fa si è vista porre sotto sequestro dalla magistratura trapanese la sua nave Juva. Il Governo federale ha preso in questi giorni posizione favorevole rispetto al codice di condotta, ma per il portavoce della Jugend Rettet, Julian Pahlke, non è sufficiente. “Il riconoscimento del codice di condotta da parte del Governo federale non è sufficiente per la nostra organizzazione, va contro i nostri princìpi umanitari e il diritto-dovere di soccorso in mare”. Secondo Pahlke, il rischio è che il codice renda meno efficiente il salvataggio di esseri umani. Sulla stessa linea con cui i Medici Senza Frontiere, la più grande delle organizzazioni umanitarie indipendenti di soccorso medico, impegnata da tre anni in operazioni di ricerca e assistenza medica nel Mediterraneo, aveva spiegato, in una lettera al Viminale, le ragioni della sua mancata firma: il sistema di ricerca e soccorso si blocca, e la collaborazione tra le navi è messa in discussione.


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