Palermo, doppio oltraggio a Falcone

Una statua distrutta, un’immagine bruciata, un doppio oltraggio e un solo bersaglio: la memoria del giudice Giovanni Falcone. A pochi giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio, Palermo rischia di piombare in un clima torbido. Il primo raid allo Zen, quartiere di frontiera, proprio nella scuola intitolata al magistrato ucciso dalla mafia. La statua, con il volto di Falcone, viene staccata dal busto e usata come ariete contro il muro dell’istituto. Poco dopo una seconda incursione, questa volta nella scuola Alcide De Gasperi, zona residenziale della città, dove viene bruciato un cartellone sempre con l’immagine di Falcone. Due episodi che hanno subito suscitato un coro indignato di reazioni da parte di tutto il mondo politico e istituzionale. “Oltraggiare la memoria di Falcone è una misera esibizione di vigliaccheria”, il commento su Twitter del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Al busto di Falcone, già quindici giorni dopo l’inaugurazione, venne mozzata la testa poi nel corso degli anni la statua è stata più volte danneggiata fino all’ultimo restauro poche settimane fa. Sulla vicenda è stata aperta un’indagine. A poco serviranno le telecamere di videosorveglianza della scuola: le ultime, piazzate nel 2013, non sarebbero funzionanti. “Se è un avvertimento mafioso, sarebbe una prova di debolezza, non di forza – dice il Presidente del Senato, Piero Grasso – se, invece, si trattasse del gesto di una banda di vandali, sarebbe l’ulteriore conferma che dobbiamo ripartire dalle scuole”. “La scuola non si arrende”, è il commento del Ministro dell’istruzione Fedeli. Chi non si arrende è certamente la preside della scuola Daniela Lo Verde, anche se non nasconde lo scoramento per il vile gesto “perché – dice – è stato colpito il simbolo, l’ideale in cui si incarnano tutti i valori che portiamo avanti e impartiamo ai nostri studenti”.


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