Palermo, l'ex pm Ingroia indagato per peculato

È entrato in tribunale non più da pm ma da indagato. Ha incontrato i suoi vecchi colleghi, questa volta per farsi interrogare. L’ex procuratore aggiunto, Antonio Ingroia, oggi avvocato e amministratore unico della Società informatica regionale Sicilia e-Servizi, deve rispondere dell’accusa di peculato. La Procura di Palermo gli muove due contestazioni: l’aver incassato indebitamente rimborsi per 30.000 euro, legati a spese di vitto e alloggio per alcune trasferte in cui avrebbe avuto diritto solo alle spese di trasporto, e l’aver percepito un’indennità di risultato pari a 117.000 euro, quattro volte di più rispetto all’utile realizzato, ovvero 33.000 euro. Nelle due ore di interrogatorio, in presenza del suo legale, Ingroia ha spiegato che dal punto di vista tecnico la sua posizione è ineccepibile e che i rimborsi richiesti rispettano la legge. “Quanto al diritto all’indennità – ha aggiunto poi il magistrato, uscendo dal tribunale –, mi è stato riconosciuto dall’assemblea dei soci, e segnatamente dalla Regione Sicilia”. È una vecchia vicenda sollevata da un’inchiesta con notizie infondate, dice Ingroia. “Questa indagine, però, mi consente di sgomberare il campo, anche in sede giudiziaria, da ogni equivoco, sospetto e maldicenza”. L’ex magistrato antimafia, che cominciò la sua carriera al fianco di Borsellino alla fine degli anni Ottanta, ha indossato la toga fino al 2012. Dopo la candidatura a premier con la lista Rivoluzione civile, nel 2013 è stato nominato dal Presidente della Regione, Crocetta, alla guida della società Sicilia e-Servizi.


  • TAG
Autoplay