Paradise Papers, nei file anche Carlo d'Inghilterra

Non solo la madre, ma anche il figlio: la Casa reale inglese viene, per la seconda volta in pochi giorni, chiamata in causa nell’inchiesta giornalistica ribattezzata con il nome di Paradise Papers. Stando a quanto riportato da media d’Oltremanica, Carlo d’Inghilterra avrebbe investito in una compagnia offshore. Nel 2007, infatti, sarebbe stata mantenuta segreta la decisione del Ducato di Cornovaglia, al quale fa riferimento il patrimonio privato di Carlo, di acquistare azioni per un valore di oltre 113.000 dollari in un’azienda alle Bermuda, la Sustainable Forestry Management, specializzata nell’acquisto di terre da proteggere dalla deforestazione e nel commercio in carbon credit. Da una parte all’altra della costa atlantica i Paradise Papers portano sconquasso. Nella miriade di file fuoriusciti dalla Appleby, lo studio professionale al centro della fuga di notizie, un filo rosso porterebbe all’ex stratega della Casa Bianca e strettissimo consigliere di Donald Trump Steve Bannon. Secondo i documenti diffusi dal Guardian, il miliardario Bob Mercer, finanziatore di Breitbart News e dell’ultradestra USA, si troverebbe a capo di otto compagnie nel paradiso fiscale di Bermuda, che avrebbero tra l’altro finanziato l’istituto di Bannon, Government Accountability Institute. La lista di grandi aziende e di personaggi famosi del mondo della politica, dello sport e dello spettacolo, citati nei documenti giunti inizialmente al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, continua ad allungarsi. I ministri delle finanze dell’Unione europea, riunitisi a Bruxelles, sono al lavoro per stilare una lista nera nella quale inserire i cosiddetti paradisi fiscali non disposti a collaborare. Le divisioni rimangono, invece, su come e dove tassare le compagnie on-line che operano all’interno dell’Unione.


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