Plastic tax, dagli incentivi alle multe, un trend globale

Dai sacchetti alle bottigliette, dalle cannucce ai cotton fioc, fino agli imballaggi, alle posate e ai piatti usa e getta. La direttiva dell'Unione europea sulle plastiche le mette al bando. Un processo graduale all'interno di una strategia per ridurre produzione con tasse ad hoc, e consumo, e la riciclabilità degli imballaggi, che oggi è ferma ad un terzo, ma dovrà essere totale nel 2025. I sacchetti di plastica, il prodotto di consumo più diffuso al mondo, sono quelli più regolamentati, con differenze che variano a seconda dei Paesi. Dai divieti di produzione a quello di distribuzione gratuita fino alla tassazione. La questione delle microplastiche e dei cosmetici, che rappresentano il 10% di tutte le microsfere presenti nei prodotti in commercio, è stata affrontata a livello globale negli ultimi quattro anni. Il primo divieto negli Stati Uniti è datato 2015, seguito dalla Scozia, Corea del Sud, UK, Australia e, via via, fino al nostro Paese e all'India dove entrerà in vigore nel 2020. Dagli incentivi alle multe il trend è globale. Ma se ci sono Paesi dove sono i consumatori a chiedere ai governi di fare scelte ecologiche, ci sono quelli in via di sviluppo dove i rifiuti raddoppieranno entro il 2030 e dove è il governo stesso a dover correre ai ripari. In Africa sono più della metà quelli che hanno implementato le politiche per ridurre produzione e consumi. In Kenya i sacchetti sono al bando dal 2017 e le pene sono molto severe. L'Asia soffoca e non solo per la produzione e lo smaltimento della plastica. In poco più di un anno, di fronte ad un calo sostanzioso dell'importazione in alcuni Paesi, l'incremento in altri è stato incredibile. Eppure il Bangladesh è stato il primo Paese nel 2002 a vietare le buste. La Cina lo ha fatto sei anni dopo.


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