Premio Ue a ricercatrice, il sogno: cura senza antibiotici

Roberta Marchetti è una dei 3 giovani ricercatori dell'Università Federico II di Napoli, ad aver vinto lo Starting Grant dell'Unione Europea. Un programma di ricerca e innovazione che finanzia le attività di giovani di tutto il mondo. L'Ateneo napoletano è l'unico del sud Italia ad aver portato a casa premi. Roberta, ricercatrice del Dipartimento di chimica, ha 34 anni e un obiettivo, aiutare a combattere le infezioni batteriche senza usare antibiotici. “L'idea del progetto Glycoswitch è proprio scaturita dal bisogno urgente che c'è di sviluppare nuove strategie per poter combattere le infezioni batteriche minimizzando l'utilizzo degli antibiotici. Quindi questo progetto di ricerca sarà focalizzato sullo studio, a livello molecolare, dei meccanismi di riconoscimento dei batteri da parte del nostro sistema immunitario. Per cercare di spiegarlo in termini semplici, noi vorremmo creare delle molecole in grado di spegnere e accendere, all'occorrenza, il nostro sistema immunitario, un po' come un interruttore della luce. Adesso c'è una situazione in cui la multi resistenza agli antibiotici sta creando problemi, ci sono anche dei dati, tra l'altro, che dicono che se non si ottengono... non si sviluppano delle strategie alternative nel 2050 il numero di infezioni batteriche supererà il numero di morti da cancro. Quindi è un problema importante da affrontare”. Come funziona la sua ricerca e qual è la speranza? Ce lo spiega così. “Io sono contentissima perché ho l'opportunità veramente di condurre il progetto di ricerca dei sogni e di farlo con i mezzi e i finanziamenti opportuni, che è molto difficile ottenere in Italia e a maggior ragione posso farlo a Napoli, quindi restando nella mia città e potendo anche offrire delle borse di dottorato, di Postdoc”. L'Europa incoraggia la ricerca di base, cioè quella che rischia un po' di più e cerca nuove idee sulle quali poter lavorare. L'auspicio è che anche l'Italia sia più coraggiosa su questo fronte. “I finanziamenti alla ricerca italiana sono sporadici, minimali e non sono certamente all'altezza dell'eccellenza dei ragazzi che noi formiamo come università e che vogliamo continuare a tenere nell'università italiana”.


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