Raggi indagata, chat con Marra la smentisce

Virginia Raggi si dice abbastanza tranquilla. Depositerà documenti con cui si dice certa di riuscire a spiegare ma quel che si dice nelle chat in mano alla Procura, che la tiene sotto indagine per falso ed abuso d’ufficio, sembra smentire due capisaldi della linea difensiva del Sindaco di Roma. Innanzitutto, Raffaele Marra non era semplicemente uno dei 23.000 dipendenti del Comune di Roma, come affermato dalla Sindaca, sarebbe stato fino alla fine uno dei perni su cui si muoveva l’amministrazione. Il punto chiave su cui la Raggi dovrà dare spiegazione è quella nomina al dipartimento del turismo del novembre scorso, di Renato Marra, fratello di Raffaele. “Il ruolo svolto da Raffaele Marra nella procedura è stato di mera e pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali” ha dichiarato la Raggi il 6 dicembre 2016 al responsabile anticorruzione del Campidoglio. A novembre, però, nella chat tra la Sindaca ed il Marra capo del dipartimento del personale l’impressione che ne emerge è ben diversa. Le polemiche sulla nomina del fratello sono roventi. Raffaele Marra dice: “Mi stai dando del disonesto. Non ti ho mai nascosto nulla. Se lo avessi fatto vicecomandante, la fascia di reddito era la stessa”. La Raggi replica: “Infatti, abbiamo deciso ‘vice’ no. Abbiamo detto che restava dov’era con Adriano”. Il riferimento è ad Adriano Meloni, l’assessore al turismo. Il Sindaco aveva chiamato Raffaele Marra per chiedere chiarimenti riguardo all’aumento di stipendio del fratello di cui era venuta a conoscenza dai giornali ma, a quanto sembra emergere, la procedura di nomina è stata seguita insieme. Su questo si basa l’accusa di falso della Procura di Roma per la quale la Sindaca adesso rischia il rinvio a giudizio. Lei si dice certa di avere l’appoggio di Davide Casaleggio e Beppe Grillo. Davide Casaleggio ha risposto con un laconico “sì” alla domanda se continua a sostenere il Sindaco di Roma. Nel suo breve viaggio nella Capitale, però, ha ribadito agli ufficiali di collegamento con il Campidoglio che adesso ci vogliono i risultati, quelli che cerca anche l’assessore Colomban chiamato a rimettere in piedi le aziende partecipate. Sembra che lascerà anche lui a settembre dopo i nove mesi stabiliti precedentemente. Dai piani alti si è provato a convincerlo a rimanere. Lui sembra aver ribadito che se ne andrà come Minenna, Berdini e Muraro prima di lui.


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