Rapporti Lega-Russia: Savoini non risponde ai pm

Nessuna risposta, nessun chiarimento, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Gianluca Savoini, Presidente dell'associazione Lombardia Russia e uomo chiave dell'inchiesta sui presunti finanziamenti russi alla Lega. Raggiunto nei giorni scorsi da un invito a comparire, Savoini è stato sentito nel più stretto riserbo, negli uffici del nucleo di polizia economico e finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, dai sostituti procuratori, Gaetano Ruta e Sergio Spadaro. L'accusa nei suoi confronti è di corruzione internazionale. Sarebbe sua la voce registrata, non si sa da chi, quel 18 ottobre 2018 mentre parlava con tre uomini russi all'hotel Metropol di Mosca. Al centro del colloquio una presunta trattativa per l'acquisto di un'importante partita di petrolio russo a prezzo scontato, che sarebbe poi dovuta essere rivenduta a prezzo pieno da una società intermediaria. Il guadagno doveva andare in parte nelle casse della Lega, circa 65 milioni di dollari, in parte sarebbe dovuto andare ai funzionari russi. L'affare non si sa se sia mai stato concluso. Per chiarire anche questo aspetto, nelle prossime ore, oltre all'avvio di una rogatoria in Russia, è probabile venga convocato, dai magistrati, Gianluca Meranda, l'avvocato che si è fatto avanti dicendo di essere stato uno dei due italiani presenti all'incontro a Mosca con Savoini. Resta ancora da chiarire in che veste Savoini si trovasse in Russia, così come perché si trovasse alla cena del 4 luglio a Villa Madama, in onore di Putin, non avendo alcun ruolo istituzionale.


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