San Luca, reportage dal cuore del potere della 'ndrangheta

Dopo Duisburg a San Luca non si è più sparato perché gli affari sono più importanti dei morti ammazzati e per spegnere il clamore dell'eccidio di ferragosto, una fragile pace ha prevalso sull'onore e sul sangue. Ed eccoli tre anni dopo la strage di Duisburg, i boss della provincia riunirsi ai piedi del santuario della Madonna di Polsi. San Luca è il cuore del potere mafioso, anche perché ospita l'unico santuario al mondo in cui i boss, assieme alla Madonna, venerano pure la ndrangheta. È qui che le 'ndrine suggellano strategie, alleanze, affari, assegnano ruoli e doti ai giovani picciotti che scalpitano per conquistare la loro fetta di comando. San Luca è il Paese che quando viene arrestato un superboss, dopo decenni di latitanza, la gente gli fa il baciamano, in segno di referenza, ignorando l'instancabile lavoro delle forze dell'ordine. San Luca è il paese dovette è tollerato che i ragazzi in moto corrano qua e là per le strade senza casco. Un ragazzo col viso coperto da queste parti sarebbe presagio di proiettili e morte. San Luca è il paese dove si diventa boss della droga già a vent'anni perché, come scrive la DIA "la ndrangheta è aria che si respira e che si eredita in famiglia, per alcuni ragazzi il crimine è l'unica l'unica strada percorribile. "Ma i giovani di San Luca che futuro possono avere?". "Non c'è futuro. Non abbiamo fabbriche qua". "Ho visto che non c'è neanche un cinema". "Eh vedi vedi, non c'è neanche un cinema". "Un teatro, una biblioteca... Ma i ragazzi qua cosa devono fare?" "Anzi è già tanto che ci sono sono le scuole".


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