Scandalo in Vaticano: inchiesta sulla finanza

Solo poche righe in un comunicato tanto laconico quanto esplosivo. Sono stati perquisiti e sequestrati documenti, archivi e PC presso la I Sezione della Segreteria di Stato della Santa Sede e presso l'AIF, l'Autorità di Informazione Finanziaria dello Stato, aveva fatto sapere la sala stampa vaticana. E nemmeno 24 ore più tardi è arrivata la sospensione dal servizio, anche se solo a scopo cautelativo, di cinque dipendenti, a cui è addirittura vietato l'ingresso dentro le sacre mura, come mostra un documento diffuso dall'Espresso, che è stato inviato a tutto il personale e alle Guardie svizzere che controllano gli accessi. Una nota firmata da Domenico Giani, il comandante della gendarmeria vaticana. I cinque potrebbero entrare nello Stato più piccolo del mondo solo se autorizzati dalla Magistratura vaticana. Tutto è nato da denunce presentate agli inizi dell'estate dallo IOR e dall'ufficio del revisore generale, che riguardano operazioni sospette. In Vaticano si parla a bassa voce di transazioni milionarie illecite effettuate con operazioni finanziarie e immobiliari, acquisizioni di immobili a Londra e nel mirino ci sarebbe anche l'obolo di San Pietro. Illustri alcuni dei nomi sotto indagine: c'è Tommaso Di Ruzza, direttore dell'AIF, l'organismo vaticano che paradossalmente dovrebbe occuparsi proprio della lotta al riciclaggio di denaro, e monsignor Mauro Carlino, capo dell'ufficio informazione e documentazione della Segreteria di Stato. Insomma, ancora sentore di uno scandalo finanziario sotto il Cupolone. La riforma economica fortemente voluta da Papa Francesco evidentemente stenta ancora a decollare.


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