Scuola e innovazione, cosa cambierà dagli spazi agli arredi

“Qui siamo in una simil scuola del futuro. Cosa abbiamo?”. “Qui abbiamo, per esempio, che cosa? I banchi sono messi in modo che si collabori tra persone. L'altra caratteristica qual è? Il fatto che le sedie non siano tutti uguali e il tipo di seduta non sia tutto uguale, va incontro a quella che è la diversità dei nostri ragazzi, il ragazzo si sceglie il tipo di seduta”. “Poi, dicevamo, c'è l'Agorà”. “Sì, l'Agorà è un ambiente tipo questo. Ci sarà qualcuno che presenta e parla a delle persone che sono a sedere, quindi nella fase di ascolto, e qualcuno invece che avrà il compito di presentare qualcosa”. “Lì che cosa c'è invece?”. “Qua ci sono strumenti che sono sia moderni, digitali, sia semplicissimi. Qui c'è un robottino, qualcosa che assomiglia al Meccano, ma è qualcosa comunque di più complicato, ci sono...”. “... i Lego”. “... pezzi di Lego, c'è la stampante 3D, ci può essere un microscopio elettronico...”. “... e vediamo anche il laptop e dietro la lavagna, presente e passato”. “Esatto, ma perché non c'è un rinnegare il passato perché è tutto digitale...”. “Non va bene”. “No, non ha senso perché ogni strumento ha la sua funzione”. “Poi c'è lo spazio individuale, che è questo qua. Queste sono delle...”. “Si sieda qui vicino a me anche se è uno spazio individuale”. “E se ne accorge appena ci sta a sedere. Sente il silenzio che c'è qui dentro?” “Sì”. “Venga più indietro, parli”. “E' un po' ovattato”. “E' ovattato. E' volontariamente una seduta, in mezzo a un ambiente che può essere più... dove c'è confusione, dove proprio, un po' la forma, un po' il materiale, fa in modo che noi qui abbiamo una calma”. “Senta, tutto questo verde, invece, da cui siamo circondati ci riporta al tema dell'ambiente e della sostenibilità”. “Certo. Questo è un altro dei temi che a scuola possono o dovrebbero essere affrontati”. “Allora, che spazio manca?”. “Lo spazio informale, l'altro. Anche questo è... C'è scritto sotto: la scuola come casa. Significa far percepire fisicamente ai nostri ragazzi che la scuola è casa loro, quindi io la scuola la vivo perché è fatta per me”.


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