Strage di Erba, sì ad analisi nuove prove

Tre gradi di giudizio, con la condanna definitiva all’ergastolo, non sono bastati. Per i giudici della Cassazione gli autori della strage di Erba furono Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi, vicini di casa delle quattro vittime. Eppure, dopo quasi undici anni da quella terribile mattanza, c’è chi è convinto della loro innocenza, chi sostiene che sia tutto da rifare. Per questo Olindo e Rosa sono tornati in un’aula di tribunale. I giudici della Corte d’appello di Brescia hanno ammesso l’incidente probatorio su alcuni reperti trovati sulla scena del delitto, ma mai analizzati. Tra questi un accendino, delle formazioni pilifere e un mazzo di chiavi. I legali dei coniugi Romano puntano alla revisione del processo. Era la sera dell’11 dicembre 2006 quando ad Erba nel comasco andò in scena uno dei crimini più efferati degli ultimi decenni. Quattro morti. Tra i cadaveri un bambino di due anni con la gola tagliata abbandonato sul divano mentre la casa andava in fiamme. Sul pianerottolo un uomo in fin di vita, Mario Frigerio, sopravvissuto soltanto perché chi l’ha sgozzato l’ha creduto morto. È lui il principale accusatore di Rosa e Olindo, che pochi giorni dopo la strage confessarono fornendo dettagli raccapriccianti. Mesi dopo, durante un’udienza del processo, i coniugi ritrattarono le loro confessioni e da quel momento continuano a proclamarsi innocenti.


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