Strage treni in Puglia, chiuse le indagini: 19 indagati

Lo scontro tra treni che il 12 luglio 2016 uccise in Puglia ventitré persone e ferendone altre cinquanta fu, sì, causato da una serie di errori umani, ma si sarebbe comunque potuto evitare, se quella tratta a binario unico fosse stata dotata di adeguati sistemi di sicurezza. Lo scrive la Procura di Trani negli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati a diciannove persone, accusate, a vario titolo, di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni gravi colpose. Nella lunga lista ci sono, ovviamente, i nomi dei capistazione di Andria e Corato, dell’unico capotreno sopravvissuto e del dirigente di movimento, il personale tecnico cui è attribuibile di fatto l’errore umano alla base della strage. Ma sfogliandola vi si trovano anche quelli del direttore generale e di un altro dirigente del Ministero delle infrastrutture, che non avrebbero adottato provvedimenti urgenti per sostituire l’ormai obsoleto sistema di blocco telefonico con il più sicuro SCMT. Infine, i vertici dell’epoca di Ferrotramviaria, la società che gestisce la tratta: anche loro avrebbero fatto poco per prevenire la strage, secondo i magistrati tranesi, che tra le tante contestazioni avanzano anche quella di non aver dotato la linea di un’adeguata copertura per la telefonia mobile. Quella mattina, infatti, una volta accertato l’errore di far partire prima del tempo un treno dalla stazione di Andria, non fu possibile contattare sul cellulare i macchinisti dei due convogli che di lì a poco si sarebbero scontrati frontalmente.


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