Truffa a genitori di vittima di mafia, arrestato

Ha ricattato per 15 anni una coppia di anziani, arrivando ad estorcere loro 200.000 euro, portandoli alla rovina, costringendoli a vendere tutto quello che possedevano. “Quei soldi – diceva – servivano per aiutare il figlio costretto a nascondersi, perché minacciato di morte dalla mafia, e a curarsi da una grave malattia”. Invece, Domenico, quel figlio tanto amato, che credevano ancora in vita e nascosto chissà dove, era morto 25 anni prima, ucciso dalla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, il corpo mai ritrovato. È stata l’inchiesta Gotha 6 dei carabinieri a svelare la tragica sorte di Domenico Pelleriti, punito dal clan per aver rubato l’auto ad un imprenditore che pagava il pizzo, che, dunque, dalla mafia doveva essere protetto. Il giovane era stato torturato, ucciso e gettato in una fossa. I resti, però, non furono mai ritrovati, ed era questo particolare ad alimentare la speranza dei genitori, braccianti agricoli, e a spingerli a credere alla buona fede di chi, invece, li stava truffando. L’autore del più crudele dei ricatti è stato ora arrestato dai carabinieri: si chiama Francesco Simone, ed è il fratello di quella che negli anni Novanta era la giovane fidanzata della vittima; è stata proprio lei a denunciarlo, e a mettere fine alla truffa. Simone era arrivato a camuffarsi la voce, e più volte al telefono si era spacciato per Domenico. Adesso, per gli anziani genitori di Pelleriti, che in questi 25 anni a causa di quel ricatto hanno perso tutto, è finita per sempre anche la speranza.


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