Ucciso dal branco, Emanuele finito con un colpo alla testa

de cinema leadership È come se gli fosse passato addosso un camion, fu il primo commento dei sanitari del 118, quando la notte del 25 marzo scorso prestarono soccorso ad Emanuele, che giaceva a terra in una pozza di sangue. La brutalità di quel pestaggio, adesso è certificata dai risultati dell’autopsia: colpito più volte con calci e pugni, anche di spalle, mentre tentava la fuga. Poi il colpo letale, violentissimo, alla testa, sferrato forse con quel manganello in mano agli inquirenti su cui è incisa la scritta inquietante “boia chi molla”. Sul corpo di Emanuele Morganti, sono state riscontrate diverse lesioni ed ecchimosi, ferite compatibili con la ricostruzione fornita dai testimoni che hanno raccontato ai carabinieri di un ragazzo terrorizzato, che cercava di fuggire alla furia dei suoi aggressori, due dei quali, due fratellastri, Paolo Palmisano e Mario Castagnacci, fermati con l’accusa di omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, sono rinchiusi, da martedì scorso in isolamento, nel carcere romano di Regina Coeli. Nelle prossime ore sarà il legale Angelo Bucci, del Foro di Roma, nominato in extremis, dopo la rinuncia di alcuni avvocati di Frosinone, perché oggetto di minacce e di intimidazioni, ad assistere i due fermati, nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Intanto finisce sul tavolo del CSM il caso del giudice del Tribunale di Roma che proprio venerdì scorso ordinò la scarcerazione di Mario Castagnacci, fermato poche ore prima perché in possesso di numerose dosi di droga, mentre il Ministro della Giustizia, non esclude l’invio degli ispettori. Dopo quella scarcerazione, infatti, la notte tra venerdì e sabato scorsi, il Castagnacci, insieme al fratello, avrebbe pestato selvaggiamente Emanuele, con la complicità di altre persone indagate per rissa. Quindici minuti di inaudita violenza, in una cittadina, Alatri, in cui il clima di tensione resta altissimo.


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