Ucciso fuori da discoteca a Roma, attesa l'autopsia

Solo l’autopsia, che si svolgerà domani al Policlinico di Tor Vergata, potrà chiarire come è stato ucciso Giuseppe Galvagno, l’imprenditore originario di Catania pestato brutalmente all’esterno della discoteca San Salvador di Roma. Le tante testimonianze raccolte dai Carabinieri, invece, serviranno a convalidare il fermo dei cinque buttafuori e a riempire quel vuoto temporale, un buco nero di cinque minuti, durante i quali l’uomo è stato picchiato e lasciato agonizzante tra le auto del parcheggio. Di sicuro, fino a questo momento, c’è solo il racconto di quello che è successo all’interno della discoteca. Galvagno aveva bevuto, barcollava. Avrebbe urtato un’altra cliente. C’è stata una discussione con un altro uomo, qualche insulto, un accenno di rissa. Poi la sorveglianza interviene. I due prendono l’uomo, lo portano fuori. La compagna lo lascia lì, appoggiato al cofano di una macchina. È stordito, arrabbiato, ma è vivo. Il tempo di andare a prendere l’auto per riportarlo a casa e Giuseppe non c’è più. Lo trova privo di sensi a terra tra le auto. Ha il volto tumefatto. Lei stessa, infermiera professionale, prova a rianimarlo. Ci proveranno anche i sanitari del 118, senza riuscirci. L’uomo morirà poco dopo, al vicino Sant’Eugenio. Quello che è successo in quei cinque minuti è nelle carte dell’inchiesta per omicidio volontario e concorso in omicidio, di cui dovranno rispondere i cinque fermati, cinque italiani fra i 32 e i 44 anni. Molti fuori dal locale hanno visto cosa è successo, pochi lo hanno raccontato agli inquirenti. Uno di loro ha parlato di un calcio violentissimo sferrato al volto della vittima. Forse il colpo mortale.


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