A Bologna la marcia di solidarietà per Patrick Zaky

17 feb 2020

In migliaia marciano dal cuore universitario di Bologna a Piazza Maggiore. Striscioni, cartelli e cori: “Patrick libero”. Alla manifestazione, voluta dalla Consulta degli studenti, rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e semplici cittadini. Il ricercatore egiziano ventisettenne, che a Bologna frequenta un master, non è un terrorista. Il suo arresto al Cairo e la sua detenzione sono illegittimi. Lo dicono i suoi compagni che dal palco leggono alcuni articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e lanciano un appello all'Egitto per la sua liberazione. “Cosa vi siete detti prima che lui partisse?”. “Prima che lui partisse ci siamo salutati come si salutano due amici, ci siamo dati un abbraccio e ci siamo detti: ci vediamo presto”. “Adesso che cosa farete?”. “Continueremo a mobilitarci, continueremo a chiedere prese di posizioni forti da parte delle istituzioni”. “Io arrivo direttamente da Oviedo, sono un'alunna del Gemma e anche da parte dell'Università di Oviedo volevamo portare il nostro contributo per chiedere la scarcerazione immediata di Patrick ovviamente”. “E' l'unica arma che abbiamo a nostra disposizione per far sentire la nostra voce e per gridare sempre che i diritti umani sono fondamentali e sono innegabili”. Il Rettore invita tutte le Università europee alla mobilitazione. “E' molto importante far sentire a Patrick che noi gli siamo vicini e che gli saremo vicini fintanto che non sarà ritornato a frequentare le nostre aule e sarà ritornato a frequentare questa città”. Il Sindaco annuncia che quando Patrick sarà libero riceverà la cittadinanza onoraria di Bologna. “Questa città è una città che ha una sola parola nel suo gonfalone, “libertà”, e la sa interpretare, e io sono davvero orgoglioso di tutti voi e dei cittadini di questa città”. Gli studenti si preparano ad altre iniziative nelle piazze italiane, in attesa dell'udienza del 22 febbraio che dovrà valutare nel merito le accuse di diffusione di materiale vietato e di incitamento alla violenza contro lo Stato mosse nei confronti di Patrick. “Come Consiglio degli studenti abbiamo lanciato un appello al Governo italiano affinché dichiari l'Egitto un Paese non sicuro e valuti l'ipotesi di rivedere i rapporti diplomatici che intercorrono tra i due Paesi, fino eventualmente a ritirare l'ambasciatore italiano in Egitto”.

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