Al via campagna test rapidi su persone a rischio nel Lazio

20 apr 2020

È cominciato oggi lo studio di sieroprevalenza allo Spallanzani, dove si registra un tasso di infezioni sul personale legato all'assistenza vicino allo zero. Non solo, perché sempre oggi parte la campagna di test rapidi voluta dalla Regione Lazio per una sorveglianza attiva sulla popolazione, su quella parte di popolazione più a rischio. Aumentiamo i numeri, perché a livello nazionale sono 150 mila, e noi nel Lazio abbiamo deciso, solo nel Lazio, di farne 300 mila. È questo il tema. Perché 300 mila? Perché saranno tutto il personale del servizio sanitario, saranno tutte le RSA e saranno anche il personale delle forze dell'ordine che verranno coinvolte: Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, l'Esercito, con coloro che fanno Strade Sicure, la Polizia Penitenziaria, i Vigili del Fuoco e, da ultimo, anche la Guardia Costiera. Sarà una grande Biobanca che ci servirà a capire se e come il virus è girato in questi grandi cluster. Ad eseguire i test personale USCA, 800 tra medici e infermieri che hanno partecipato al bando. Lo studio sarà utile per capire la diffusione del virus, ma servirà anche a comprendere come ripartire. Tra un paio di settimane, anche nel Lazio dovrebbe concludersi il lockdown, almeno la sua fase più acuta e stringente, e si pensa come ricominciare un passo alla volta, come suggeriscono gli esperti. Io credo che dalla fase uno alla fase due, c'è una fase intermedia, una fase di svezzamento deve essere accompagnata ancora, tuttora, da atteggiamenti di tutti quanti noi, operatori da un verso, per il nostro lavoro, e dai cittadini che devono ancora ottemperare a misure di saggia quotidianità. Riaprire, dunque, ma tenendo sempre presente l'obiettivo principale: la salute dei cittadini. Per non commettere errori, per fare in modo che resti basso il trend dei contagi, così com'è oggi, la Regione ha incaricato una task force di esperti composta da medici dello Spallanzani e rappresentanti dell'INAIL, con l'incarico di dare indicazioni su come rimettersi in moto. La decisione non può che essere politica. È evidente che il nostro supporto non può che essere – ribadiamo – un supporto di un tecnico che dà misure di salvaguardia. Qui, come vedete, un documento che è ancora un documento evidentemente, di lavoro, è un draft. Partiamo dai principi generali, poi per la riapertura delle imprese non c'è un prima e un dopo, c'è, come dire, guardare con saggezza cosa può essere aperto, negli interessi della collettività.

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