Allerta Virus, nuovi comportamenti della chiesa

26 feb 2020

“È un'emergenza sanitaria, non un flagello di Dio” per usare le parole del Vescovo Migliavacca, delegato della Conferenza Episcopale Toscana, per la pastorale della salute. Se il mondo cambia, gli ambulanti vendono le mascherine per strada, la Chiesa si adegua. Entriamo nella più antica basilica di Firenze, San Lorenzo. Don Marco è il priore. “La prima cosa che c’è stata chiesta è stata quella di togliere l'acqua santa, memoria del nostro battesimo, dai contenitori”. Ci sono dei cambiamenti anche all'interno della funzione, ad esempio il gesto della pace”. “Sì, dovrà essere spiegato ai fedeli, perché certamente un cristiano è un uomo di pace e di fraternità. Questo gesto non ci sarà, forse ci sarà un maggiore impegno a vivere, però, gesti concreti di pace nelle famiglie e nei luoghi di lavoro”. “Cambia anche il momento della comunione”. “Sì, può essere un'opportunità per ripresentare questa nuova forma con cui si può accedere al sacramento dell'eucaristia, cioè sul palmo della mano”. Vanno prese poi precauzioni durante le confessioni, ma ai credenti deve arrivare anche un invito. “A pregare per chi è assalito da questo virus, per le famiglie che vivono un momento di particolare sofferenza e trepidazione per propri cari, e in ogni caso perché c’è anche in tanti uomini e donne un senso di terrore talvolta”. E la Chiesa, spiega Don Marco, comprende la paura, ma rifiuta il terrore.

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