Appello bis Sara Di Pietrantonio, sentenza innovativa

12 set 2019

Quattro gradi di giudizio. Un percorso doloroso, durato oltre 3 anni. Alla fine la sentenza è arrivata nel processo di appello bis a carico di Vincenzo Paduano, che nel 2016 uccise e diede alle fiamme Sara Di Pietrantonio, la sua ex ragazza. È una di quelle decisioni destinate a fare scuola perché i giudici hanno considerato e valutato il reato di stalking come autonomo rispetto all'omicidio e non assorbito in quello più grave. Lo hanno fatto accogliendo le indicazioni della Corte di Cassazione. È la prima sentenza in cui lo stalking, fatto di minacce, atti persecutori, intimidazioni, violenze psicologiche porta a rideterminare la pena. La cosa importante in tutta questa vicenda è stato proprio avere questa condanna adeguata di 4 anni per gli atti persecutori. La vittoria è stata quella di non ritenere, come ha fatto la Cassazione, assorbito il reato di atti persecutori nell'omicidio. Questa veramente credo sia la prima pronuncia in Italia e anche apre una breccia ed è una sentenza molto innovativa e molto coraggiosa. Sara si muoveva e viveva in un contesto di minacce e vessazioni da parte di un uomo che la controllava in ogni momento, anche a distanza, che pretendeva pure dopo la fine della relazione di esercitare il suo possesso, il suo dominio, la persecuzione di una violenza invisibile. La strada verso il riscatto, verso la libertà delle donne, è ancora piena di ostacoli. Sara non ce l'ha fatta, ma la sua storia potrebbe rappresentare l'origine di un cambiamento culturale, se non negli uomini, perché comprendano finalmente che una donna non è un oggetto di proprietà, almeno nelle donne stesse, perché trovino la forza di denunciare ogni tipo di violenza anche subdola e meno visibile e perché vengano sempre prese sul serio da chi le ascolta.

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