Ats Brescia: i morti sono il doppio di quelli certificati

28 mar 2020

Dai 30 ai 50 morti in più al giorno, rispetto a quelli dichiarati, nella sola provincia di Brescia. La macabra conta dei deceduti in una delle province più colpite dalla pandemia, mette in luce un dramma che potrebbe essere ancora più ampio. Addirittura il doppio di quello certificato. Una consapevolezza tra la popolazione, aldilà dei numeri forniti dalle autorità ogni giorno. Raddoppiare il numero può essere una stima assolutamente ragionevole, per la nostra realtà dove c'è un'alta contagiosità. Almeno questo lo possiamo dire, poi che tra il doppio del numero rispetto ai casi certificati coronavirus e il triplo del numero, questo dipende anche dalle giornate, dipende dall'andamento. Un dato che vale solo per Brescia, specificano dall'ATS. È bene precisare che non è detto che sia così anche in altre aree. Ma qui il confronto con i periodi precedenti, è impietoso. Noi abbiamo un numero storico, che ci aspettiamo, di circa 30 deceduti al giorno sulla nostra ATS. Un numero invece legato certamente ai coronavirus che può arrivare anche ai 50, 55, 60 e un'ulteriore terzo numero di deceduti a domicilio o presso le Rsa che i Comuni registrano, che può essere pari, anche questo, a circa 45-50 deceduti. I mille morti della provincia bresciana, dunque, sono in realtà il doppio. Qui, dove la città è ancora deserta, come si vede dai controlli della polizia locale, la paura prevale. Qui medici e infermieri lavorano fino allo stremo, ma "c'è bisogno di non essere dimenticati", dice il Sindaco di Brescia, Emilio Del Bono. "C'è bisogno che qui arrivi quell'attenzione che questa città merita". Adesso servono ancora medici e infermieri, perché i nostri medici e infermieri sono stremati. Il Governo mi ha informato che questa settimana ne sono arrivati 14 in Lombardia, vorrei sapere dove sono finiti, cioè vorrei sapere se la Regione Lombardia li ha trasferiti nella provincia di Brescia, nella città di Brescia, che ne ha bisogno. Orzinuovi è uno dei paesi bresciani più duramente colpiti: 86 morti nel paese dall'inizio di marzo sono un numero che fa paura in un paese di dodicimila abitanti; è presto per fare analisi, ma quelle zone rosse tanto invocate, forse un aiuto lo avrebbero potuto dare, qui come altrove. Se avessimo bloccato il 3, 4 e il 5 marzo completamente zona rossa, non avremmo certamente fermato subito, però forse contenuto.

pubblicità

Vuoi vedere altro ?

Se clicchi OK acconsenti all'uso da parte di Sky dei cookie tecnici, analitici, di profilazione di prima e terza parte, che sono usati per capire i contenuti che ti interessano e inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più sui cookie e decidere se acconsentire oppure no a tutti o ad alcuni cookie, leggi qui la nostra Cookie Policy. Per leggere l'Informativa Privacy clicca qui.