Barolo, la crisi del vino a causa dell'emergenza coronavirus

20 mag 2020

Il sole accarezza le foglie delle viti, ma il vero tesoro è la terra delle Langhe. È da qui che l'uva succhia gusto e nutrimento e ogni spicchio di preziosa collina è coltivato con filari che si intrecciano. I braccianti si prendono cura delle piante una per una. Nei campi il lavoro prosegue, ma la crisi, conseguenza diretta dell'emergenza Covid, ha colpito duro il settore del vino con cali che vanno dal 30 al 70%, denuncia Coldiretti, e un consumo che solo in Italia negli ultimi due mesi si è dimezzato. A Barolo Ernesto Abbona ci mostra con orgoglio le sue cantine e ci conferma le difficoltà che tutti i vitivinicoltori stanno vivendo. “È un momento difficile, imprevedibile. Chiediamo dei provvedimenti che luogo per luogo ci consentono di mitigare i danni. In agricoltura ci avrebbe fatto comodo avere i cosiddetti corridoi verdi per poter avere manodopera specializzata che serve per questa viticoltura che crea grande valore, e poi ci servirebbe avere norme precise e chiare per la riapertura in sicurezza dei locali dove i nostri vini vengono venduti e consumati al bicchiere. Se il turismo si blocca, se gli alberghi non possono riaprire, è chiaro che tutto questo mondo rimane a casa sua e tutto il vino, o buona parte di esso, rimane in cantina”. E se tutto il vino rimane in cantina è molto forte il rischio del crollo dei prezzi alla prossima vendemmia. “Il problema grande è la liquidità. Ormai tutti lo stanno dicendo, ma sotto questo aspetto il Governo non ha preso dei provvedimenti conseguenti, e soprattutto la liquidità manca ai nostri clienti, perché se loro non possono vendere il vino è chiaro che si trovano in situazioni dove pagano tutti gli oneri e non hanno un'entrata che gli consente di mantenere un equilibrio economico. Tutti ci dicono che non è per far cassa, ma il motivo vero per cui vogliono aprire è perché vogliono riprendersi la vita”.

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