Basilicata, estratto un monolite di rifiuti radioattivi

18 dic 2019

L'enorme monolite in cemento armato che vedete riemergere da questa fossa è pieno di rifiuti radioattivi. E' una maxi operazione mai fatta prima, portata a termine nell'impianto Itrec della Sogin di Rotondella, in provincia di Matera. 130 tonnellate di massa e un volume di 53 metri cubi che riemergono dopo mezzo secolo da una fossa di 6 metri e mezzo. È la prima volta al mondo che si realizza un'opera del genere e questo consentirà, poi, la bonifica del sito. “Le operazioni che qui vedete sono il completamento di un'importante attività di rimozione dal terreno di rifiuti radioattivi interrati all'interno di quello che era stato previsto come deposito irreversibile per le sostanze radioattive. Abbiamo reso retrievable - questo è il termine tecnico inglese - quindi recuperabile, ciò che era stato progettato come irreversibile. Siamo, quindi, nella fase di completamento delle attività, abbiamo posto l'ultima parte del monolite in una configurazione di trasporto per poterlo poi gestire all'interno dei nostri depositi o poterlo trasportare altrove.” L'Itrec è un impianto nucleare fermo dal referendum che nell'87 ha deciso l'abbandono del programma da parte dell'Italia. I prossimi passi riguardano le 64 barre di uranio ad alta attività che all'epoca vennero dagli USA e ora sono depositate in sicurezza nella piscina. Il problema, nazionale, ma anche internazionale, è trovare depositi definitivi per i rifiuti radioattivi. L'ultimo tentativo di identificare un deposito nazionale nel 2003 finì tra le proteste della popolazione. Questa operazione di messa in sicurezza arriva dopo 12 anni tra progettazione, ritardi e messa in opera e il materiale è pronto per partire, ma senza ancora una destinazione. “E qui, sì, andiamo al tema del deposito, quello per i rifiuti ad alta attività, che è la vera problematicità. Indicheremo al Governo di proseguire la strada, di esplorare con tutti i Paesi europei la possibilità di fare, magari, un deposito unico europeo.” “E per un deposito definitivo per quelli a bassa e media attività?” “Ma non è un dogma quello del deposito unico nazionale. Potrebbero essere anche tanti piccoli depositi nei siti nucleari.”.

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