Battisti, Cassazione deposita motivazioni su ergastolo

09 dic 2019

A venti giorni dalla sentenza con cui la Corte di Cassazione ha deciso che Cesare Battisti debba scontare l'ergastolo e non solo i 30 anni chiesti dai suoi legali, arrivano le motivazioni. L'ex terrorista era stato arrestato a gennaio, in Bolivia, dopo aver lasciato il Brasile con il quale lo Stato italiano aveva raggiunto solo qualche settimana prima un accordo sulla sua estradizione, che prevedeva appunto 30 anni di condanna, anziché il carcere a vita. Allontanandosi dal Brasile, tuttavia, Battisti ha deliberatamente scelto di rendere ineseguibile la sua consegna all'Italia ai fini estradizionali, scrivono i giudici e l'effetto da lui ampiamente prevedibile e legalmente ineccepibile è la risoluzione delle speciali condizioni cui la cessione era subordinata e che avrebbero appunto inciso sulla determinazione della pena. Insomma, l'accordo è stato invalidato proprio dal suo comportamento, cioè dall'aver lasciato il Brasile, rendendosi irreperibile al momento dell'esecuzione del provvedimento di estradizione firmato a dicembre. L'estradizione, dunque, non può dirsi perfezionata, né conclusa, come invece sostenevano i suoi avvocati nel ricorso respinto dalla Suprema Corte e non può perciò essere fatta valere la condizione della commutazione della pena dall'ergastolo a 30 anni.

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