Beni confiscati, villa Schiavone diventa centro disabili

30 gen 2017

L’occasione è restituire alla collettività, in questo caso a Casal di Principe, una villa, questa villa degli Schiavone, padrini della camorra casalese, un tempo pacchiano e sfarzoso simbolo del male, trasformata, con 2 milioni di euro della Regione Campania in centro riabilitativo di salute mentale dell’ASL di Caserta. C’è però un dato poco edificante, in tutto questo, e a sottolinearlo, con la consueta onestà intellettuale, è il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti: “La villa di Schiavone ha dovuto attendere ventitré anni, dal momento del sequestro fino a oggi, che c’è la consegna, per la restituzione alla collettività di questo bene, un esperimento che deve essere poi ripetuto in tanti altri casi. Abbiamo ancora moltissimi beni che non si riescono ad assegnare, perché la gestione del bene confiscato è una gestione difficile”. È comunque un giorno importante perché consente a quest’uomo, un medico, Renato Natale, Sindaco di Casal di Principe, persona perbene, di provare a far capire che casalese non è sinonimo di mafiosità, anzi: “Come diceva una volta Roberto Saviano, accumulano denaro per non vedersene bene e costruiscono queste case così enormi e poi stanno in due metri per due, in un carcere. È follia pura, quella sì che è follia paura”. Forse non è un caso che questo diventi un centro di riabilitazione: “Per salute mentale, certo”. Perché questa villa, un tempo di mafiosi, possa davvero diventare centro di salute mentale, a ventitré anni dal sequestro, manca però ancora qualche lavoro da fare e l’energia elettrica, che arriverà, prima o poi.

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