Bergamo, il dolore dei parenti delle vittime del Covid

31 gen 2021

Siamo a febbraio ormai e non è cambiato niente, è tutto uguale. C'è gente anche chi si ammala e pensa che non è colpa del covid ma è una polmonite. Tanta rabbia, tanta rabbia. Quando vedo quella gente lì mi verrebbe voglia di dire: ma cavolo, perché a me, che eravamo una famiglia spettacolare, i miei genitori stavano bene e abbiamo sempre rispettato tutto e dopo senti quelle persone che dicono non esiste, la mascherina fa male, non fa male, perché? La rabbia di Pietro e la rabbia di Diego, di Sara, di Luca e delle migliaia di persone che hanno perso da marzo ad oggi, parenti e amici portati via dal covid. I genitori di Pietro e Diego sono morti a distanza di cinque giorni. Il 21 marzo purtroppo ci ha lasciati il Papa, poi il 25 la mamma, 25 marzo. Siamo a quasi un anno da quel mese maledetto, da quei giorni maledetti. Fanno parte anche loro del comitato "noi denunceremo". Qui Diego ha conosciuto Sara, si sono innamorati, complice anche un dolore comune da superare insieme, lei a marzo ha perso il padre. Mio papà aveva 66 anni, senza problemi perché non aveva niente. Ogni giorno una terapia diversa, provavano diverse terapie. Quindi lo hanno praticamente utilizzato come cavia, finché non ce l'ha più fatta. Al comitato, nato come realtà locale, arrivano ormai decine e decine di storie da tutta Italia e non solo. Ci stanno arrivando tutte le storie dal sud e sono le stesse identiche storie che abbiamo sentito a marzo e aprile qui al nord. Ci stanno arrivando. Storie dal sud della Francia, dalla Spagna. In Inghilterra c'è un gruppo che ci ha chiesto di collaborare per portare avanti lo stesso discorso che abbiamo fatto qua in Italia. Fa male sentire che qualcuno nega l'esistenza del virus. Lavorando in aeroporto, vedo una realtà che mi fa tanta rabbia. Gente che comunque si presenta in aeroporto positiva che non si sa per quale motivo decide comunque di provare a prendere l'aereo e partire chissà dove e questa la vedo anche come una mancanza di rispetto, appunto, per chi come me ha passato quello che ha passato.

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