Bocconi 2030, l'Università si prepara al dopo lockdown

11 giu 2020

“Bongiorno. Bentornati. Questa mattina avevamo una conversazione con un gruppo di aziende e un signore ci ha chiesto: “Stiamo riprogettando, un po' per via della situazione contingente, un po' per esigenze di natura strategica, stiamo riprogettando la nostra struttura organizzativa. Abbiamo già fatto due, tre cicli”. “Stiamo assistendo a una lezione del futuro, a una simulazione di quello che avverrà a settembre, quando i veri universitari torneranno a popolare queste aule, ricordando, però, una cosa: che il nuovo corso non potrà più essere come prima.” L'università è cambiata dopo il lockdown, non solo per i dispositivi di sicurezza messi in atto per controllare chi la frequenta, il lockdown è stato un laboratorio che ha accelerato una trasformazione irreversibile, che ha portato a ripensare il modo di fare lezione in aula e online. Gli effetti dell'emergenza non vanno sprecati, mentre alcuni aspetti della didattica tradizionale vanno superati. “La didattica tradizionale ha il vincolo logistico, fondamentalmente, quindi, banalmente, se io ho un docente molto bravo, lo posso far vedere solamente a una classe, piuttosto che, se ho una lezione molto importante che dovevo far vedere a più studenti, la devo replicare n volte su n classi diverse, quindi, chiaramente, il digitale, per delle lezioni che sono meno interattive, ha un potenziale immenso, quindi io posso finalmente abbandonare nella parte fisica tutte quelle lezioni che io riesco a gestire in modo più descrittivo tramite il digitale a una platea di studenti che è elevatissima.” 15 mila iscritti all'università Luigi Bocconi, intitolata dal padre Ferdinando al figlio morto in guerra nella battaglia di Adua. Di questi 15 mila, l'80% sono studenti fuori sede, il 25% stranieri, perlopiù francesi, cinesi, tedeschi e turchi. Per loro la didattica a distanza non potrà che portare ancora vantaggi. “Sicuramente grazie a digitale noi possiamo costruire dei percorsi anche più mirati sui singoli studenti, perché, grazie all'intelligenza artificiale, possiamo conoscere ancora meglio le caratteristiche dello studente, dal punto di vista di quello che capisce e non capisce durante la lezione e, poi, c'è, ovviamente, tutto il futuro della realtà aumentata che permetterà, sempre di più, anche di avere un effetto reale nell'ambito, ovviamente, delle simulazioni digitali.” Realtà aumentata e intelligenza artificiale, l'università sarà un po' come andare al cinema, magari ammirando la ricostruzione virtuale di un'epoca storica o studiando le meraviglie del corpo umano grazie a un robot che ne riproduce fattezze e funzioni vitali. Spettacolo sì, ma anche fatica, sudore e studio e un rapporto più stretto con i professori che terranno magari lezioni a gruppi ristretti e dedicati per seguire di più lo studente. Come sarà lo sapremo tra poco, a settembre. Il presente è già qui!.

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