Sulla panchina della sua Piazza Grande. Lo si incontra qui Lucio Dalla. Il telefono per la foto perfetta. Un luogo speciale sulla piazza, la casa in cui è nato. "Io Lucio Dalla l'ho conosciuto che aveva 18 anni. Abitava qua e lui mi permetteva, cosa che non faceva con nessuno, io avevo la mia seggiolina e lo sentivo suonare il clarinetto. Noi lo vediamo, in qualsiasi strada si vada c'è Lucio. Perché qualsiasi cosa ci parla di lui". Sotto i portici il suo barbiere ricorda un episodio di quando entrambi erano ragazzi. "Ha fatto lo shampoo, ha messo le chiavi del motorino nel casco e poi è uscito, ha messo il casco e non trovava più queste chiavi". Questa è la casa in cui aveva scelto di vivere, in Via D'Azeglio, sul campanello uno dei suoi pseudonimi Commendatore Domenico Sputo. Per le strade e nei vicoli del centro di Bologna è facile incontrare qualcuno che l'ha conosciuto. Ci sono sue fotografie nelle vetrine dei negozi. "Per noi questa è una settimana che abbiamo nel cuore, perché Lucio era un nostro amico, la persona sempre che aveva la battuta pronta. Ma era uno di noi. Era proprio un bolognese doc". "Lucio, abitando qua sopra di fronte, andando alla sala di incisione qua alla Fonoprint, spesso passava e avendo anche lui il telefono dentro al cassetto nel suo comodino mi diceva, passava e diceva mi fai fare una telefonata che dico che sto arrivando. Era così, era un modo per entrare, per salutarci". A pochi passi il suo bar preferito. "Era spesso qui e prendeva una bevanda il Puc Capuc. È un cappuccino con poco latte e poca schiuma". Seduto al tavolino di Lucio, nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni, suo cugino Lino. "Lincino mi chiamava. Mi piacerebbe che tornasse qua e far le asinate che facevamo. Per me è stato più che un cugino un amico, un grande amico".























