Bologna chiede a Mattarella la cittadinanza per Zaki

08 feb 2021

Da 365 giorni Patrick Zaki è detenuto senza processo nella prigione di Tora, alla periferia del Cairo, con l'accusa di propaganda sovversiva e terrorismo per due post pubblicati su Facebook in una pagina non sua. Accusa che Zaki e i suoi legali hanno sempre respinto. Iscritto al master europeo Gemma dell'Alma Mater Bologna, la città è stata la prima a mobilitarsi e i suoi compagni di studio a denunciare l'arresto per il suo attivismo per la libertà e i diritti umani. Il Sindaco Virginio Merola, dopo aver concesso la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki, ad un anno da quell'arresto preventivo in Egitto, chiede al Presidente Mattarella di concedere al ricercatore egiziano la cittadinanza italiana. - ... di rivolgersi al Presidente della Repubblica attraverso di lui al nuovo governo, significa che noi chiediamo la cittadinanza italiana per Patrick sapendo che questa coincide nel nostro ordinamento con la cittadinanza europea. Quindi ci permetterà che a livello europeo, anche da questo punto di vista, ci si assumano tutte le responsabilità conseguenti. - Decine di Sindaci italiani e ONG si sono associate a questa richiesta, mentre cantanti, attori e artisti si sono mobilitati sul web in una maratona per la sua liberazione organizzato da Amnesty International. Una campagna per raccogliere firme a sostegno della scarcerazione. È tutta la società civile a chiedere alla politica italiana ed europea di mobilitarsi per fermare arresti e prigionia per reati d'opinione in Egitto come in altri paesi intorno all'Unione Europea. Amnesty International Italia ha lanciato la mobilitazione nazionale "Free Patrick Zaki" sostenuta da numerosi enti, comuni, università e luoghi di cultura italiani che hanno esposto il manifesto appello alla sua liberazione. Ad un anno dal suo arresto, il comune di Milano rilancia sul sito e per le strade i dieci manifesti vincitori del contest "Free Patrick Zaki, prisoner of conscience" organizzato da Amnesty International per denunciare l'ingiusta detenzione del giovane ricercatore.

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