Bologna zona rossa, dentro la terapia intensiva

04 mar 2021

"Chiuso" è la targa appesa sulle vetrine del centro insieme al manifesto che ricorda Lucio Dalla il 4 marzo. Nel giorno della sua nascita, la città metropolitana di Bologna entra in fascia rossa. Avevamo preparato tanto per fare una bella festa. Purtroppo queste limitazioni non ce lo permettono. Cosa direbbe Dalla? Ma come siamo messi. Poche persone in piazza maggiore, si esce di casa solo per validi motivi è l'appello del sindaco per evitare contatti anche con parenti e amici perché una delle cause dell'aumento di questo contagio è dovuto al fatto che ci siamo tutti un po' rilassati, soprattutto nei comuni della cintura. Chiuse tutte le scuole, aperte le attività per i generi essenziali, bar e ristoranti solo per l'asporto. Noi non vediamo più la fine. Mia figlia farà la laurea a casa, i ragazzi soffrono molto. L'Emilia Romagna in questa fase è tra le regioni più colpite. Nell'area bolognese la variante inglese è dominante, rappresenta oltre il 65% dei contagi. La popolazione dai 6 ai 19 anni, è quella che in questo momento ha una diffusione del virus più ampia. Purtroppo poi trasmettono il virus alle persone adulte che molto spesso necessitano di ricovero ospedaliero. Abbiamo in questo momento 950 persone negli ospedali, un numero record, stiamo riconvertendo ulteriori letti per assecondare questa necessità. Negli ultimi 10 giorni c'è stata un'impennata dei ricoveri nella terapia intensiva covid al policlinico Sant'Orsola ed è diminuita l'età media dei pazienti. Quello che è cambiato in questi ultimi giorni con questo tipo di paziente è la rapidità con la quale si aggrava la malattia, alcuni vengono intubati in pronto soccorso perché arrivano con polmoniti molto gravi già da casa. La dotazione di posti letto l'abbiamo aumentata di quasi un terzo di terapia intensiva e abbiamo due posti liberi. Saturimetri ed elettrodi. Il personale che inizialmente era dedicato al covid non basta più per l'apertura dei nuovi letti per cui l'ospedale ha dovuto chiudere delle attività ordinarie, per cui è stata quasi bloccata l'attività chirurgica, chiusi moltissimi ambulatori. Da novembre il personale lavora con questa intensità e quindi un po' l'affaticamento si sente.

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