Brescia, pronte maschere da sub trasformate in respiratori

24 mar 2020

Maschere da sub che diventano respiratori. L'idea è di Renato Favero, un ex primario di Gardone Valtrompia, in provincia di Brescia, uno dei Comuni italiani più colpiti dall'emergenza coronavirus, che si è rivolto ad un gruppo di ingegneri bresciani per trasformare semplici maschere subacquee in ventilatori artificiali. E così, mentre gli ospedali di tutta Italia continuano a denunciare la mancanza di strumenti fondamentali per curare i pazienti affetti da Covid-19, nel bresciano si è perfezionata questa maschera per snorkeling full face, trasformandola in un respiratore sub intensivo. Quello che abbiamo fatto è stato di riprendere la maschera della Decathlon, semplicemente perché ce n'erano parecchie in commercio, convertire il boccaglio, trasformandolo in quella che abbiamo chiamata valvola Charlotte, che è questo elemento qui, giallo, alla quale possono essere attaccati due tubi, uno di ingresso dell'aria, che è questo qua che si può vedere, che è porta quello che o ossigeno puro o aria mista a ossigeno, in funzione delle necessità del paziente. Poi, ci può essere agganciato un palloncino, chiamato reservoir, per la compensazione, e quindi per evitare che all'interno della maschera non ci sia mai pressione negativa, e poi c'è un secondo canale indipendente, il canale di uscita, che è quello che può essere visto da questa parte, dove prima dell'uscita può essere messo o semplicemente un filtro, quindi, per evitare che quando il paziente espira emetta virus nell'ambiente, vada ad inquinare l'ambiente. La Protezione Civile, ne ha già ordinate 500, ma potrebbero servirne molte di più, si calcola che ogni ospedale potrebbe richiedere dalle 80 alle 200 maschere. Grazie alla collaborazione di aziende che hanno prodotto, in tempi record, la valvola progettata a Brescia, le prime nuove maschere entreranno in reparto già questa settimana. Non è solo l'Italia ad aver bisogno di questi respiratori. Ci sono arrivate più di 2 richieste dall'estero: Brasile, Argentina, Paraguay, Colombia, Sudafrica, Filippine, Corea, Lussemburgo, Liechtenstein, qualunque Stato già praticamente scritto. Per impedire eventuali speculazioni, il brevetto rimarrà ad uso libero, spiegano gli ingegneri di Isinnova, in modo che tutti gli ospedali possono usufruirne.

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