Brescia, variante inglese in rapida diffusione

24 feb 2021

La situazione bresciana preoccupa, non ci sono attenuanti e numeri che da giorni raccontano la realtà di una provincia che sta facendo i conti con la terza ondata della pandemia. La provincia di Brescia, in zona arancio rafforzata con 7 comuni della bergamasca, uno del Cremonese, tutte le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse e questo perché la maggior parte dei focolai sono partiti proprio dalle scuole dell'infanzia e la diffusione è stata rapidissima. In 7 giorni ci sono stati più di 4000 contagi. L'indice RT è costantemente sopra 1.2. Il rapporto casi positivi tamponi è il doppio rispetto alla media regionale. I nuovi positivi superano costantemente i trecento per centomila abitanti, quando la soglia d'allarme scatta 250 per 100000 abitanti. A soffrire e a rischiare la saturazione ovviamente sono gli ospedali. Siamo ancora nella seconda ondata che non è mai finita. Dopo il peggioramento a fine dell'anno scorso abbiamo avuto tanti pazienti che sono arrivati da fuori provincia, a cui abbiamo dato una mano, almeno 200 pazienti sono arrivati con questa modalità ma i pazienti bresciani hanno continuato a crescere, ad essere presenti nella nostra azienda, non siamo andati mai sotto 200 pazienti bresciani ricoverati e nelle ultime settimane c'è stato un peggioramento, c'è stata un'accelerazione del contagio sul territorio degli accessi per patologie respiratorie infettiva nel nostro ospedale. Come un anno fa il territorio più colpito della provincia bresciana è quello della bassa e quello al confine con Bergamo. A far paura ora sono le varianti. Quello che vediamo giustifica il fatto che Brescia sia peculiare rispetto alle province limitrofe. I campionamenti fatti recentemente davano la variante di Wuhan, quella cinese della prima ondata al 20%. Il resto son tutte varianti, in netta prevalenza è quella inglese.

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