Caporalato su Piana Gioia Tauro, 29 arresti dei CC

08 gen 2020

L'indagine nasce dalla denuncia di un senegalese nei confronti di un altro immigrato e da lì porta a scoprire l'esistenza, ancora una volta nella Piana di Gioia Tauro, di una vera e propria rete di caporali che sfruttava il lavoro di braccianti per la raccolta degli agrumi. La rete era formata da immigrati che vivevano nella tendopoli di San Ferdinando e imprenditori agricoli della zona. Le modalità con cui operavano sono quelle di sempre, filmate in più occasioni dai Carabinieri. Dalle cinque del mattino i caporali caricavano a bordo di minivan i lavoratori radunati in vari punti di raccolta, anche 15 persone tutte insieme, su mezzi di capacità massima di nove persone e li portavano poi nelle aziende agricole. Qui i braccianti lavoravano 10/12 ore consecutive e per pochi spiccioli. L’importante operazione della compagnia di Gioia Tauro ha permesso di documentare come i lavoratori fossero costretti a lavorare sette giorni su sette, con una paga addirittura pari a 2/3 euro per ogni ora di lavoro prestato, 25/30 euro al giorno insomma, al massimo un euro a cassetta raccolta. Uno sfruttamento che faceva leva sulla debolezza delle vittime, tutte senza alternative di sopravvivenza. C'era poi anche chi costringeva alcune donne nigeriane a prostituirsi, portandole proprio nella tendopoli e poi sottraendo loro parte del ricavato e chi ancora spacciava marijuana. 29 persone, dunque, sono finite in manette per vari reati.

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