Caso Cerciello, pusher aveva contatti con un carabinire

07 set 2019

Il pusher Italo Pompei aveva un referente tra i Carabinieri, si tratterebbe forse di un appuntato con cui avrebbe avuto oltre 2000 contatti in due anni, un referente di cui non si conosce l'identità e aggiunge ulteriori misteri su quanto accaduto in quella tragica notte del 26 luglio scorso a Roma. E' solo uno dei dettagli emersi dagli atti depositati in vista del riesame per i due giovani americani accusati per la morte del vice brigadiere Cerciello Rega. Pompei è un personaggio chiave, autore della truffa ai danni di Finnegan Lee Elder e Natale Hjorth per aver spacciato aspirina per cocaina, truffa che ha innescato le vicende che hanno portato la morte del militare. Dalle carte emergono ulteriori elementi. I due Carabinieri erano arrivati sul posto, entrambi disarmati non solo Cerciello Rega, anche suo collega Varriale non aveva la pistola. Il 28 luglio a verbale Andrea aveva dato però una versione diversa "Io avevo indosso la pistola d'ordinanza e le manette di sicurezza" aveva detto. Poi la smentita. Sentito i magistrati Varriale ha risposto che quella sera sia lui che Cerciello avevano in dotazione le manette, i tesserini, ma le pistole erano rimaste in caserma. Una dimenticanza fatale. Allegata nell'ambito dell'indagine anche la foto sequenza che mette con le spalle al muro, Elder e Hjorth, che mostra un agguato organizzato nei minimi dettagli, Hjorth, si legge nell'informativa, ha prima effettuato un sopralluogo della zona, per poi condurre il vice brigadiere in un punto buio isolato e privo di video sorveglianza. I due si sarebbero nascosti dietro le autovetture parcheggiate per non farsi notare. Poi l'arrivo dei due Carabinieri 32 secondi e 11 coltellate. È questo quanto è bastato a Finnegan Lee Helder per uccidere il vice brigadiere Mario Cerciello Rega.

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