Caso cucchi, condannati a 12 anni due carabinieri

15 nov 2019

“In nome del Popolo italiano, la Corte d'assise di Roma, visti gli articoli 533 e 535 del codice di procedura penale, dichiara Di Bernardo Alessio e D'Alessandro Raffaele responsabili del delitto loro ascritto al capo a)”. 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale a Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo. Assolto dalla stessa accusa Francesco Tedesco, condannato a 2 anni e 6 mesi per falso insieme a Roberto Mandolini che per lo stesso reato deve scontare 3 anni e 7 mesi. Questa sentenza arriva 10 anni dopo la morte di Stefano Cucchi, 3.675 giorni di dolore, rabbia, silenzi e sete di giustizia, 7 processi, 3 gradi di giudizio. “Ci sono voluti 10 anni, ma per Stefano, che di giustizia è morto 10 anni fa, oggi quella stessa giustizia ha dimostrato che quando vuole, vuole essere davvero giusta e davvero uguale per tutti. Il mio pensiero va ai miei genitori”. Assolto per non aver commesso il fatto Francesco Tedesco, il carabiniere che con la sua confessione, lo scorso aprile, in aula, ha raccontato tutti i dettagli della notte dell'arresto di Stefano, di tutte quelle botte, dei calci e dei pugni nella caserma Appia. “La Corte ha creduto in Francesco Tedesco e questo ci dà soddisfazione in una vicenda umana molto dura”. Delusa la difesa, che ha già annunciato appello. “E' finita male, ma abbiamo un appello sicuramente da proporre, che sicuramente proporremo. E' una sentenza con una pena severa, non severissima e abnorme come aveva chiesto il pubblico ministero, ed è una pena, una condanna di grande amarezza”. È il giorno della verità sulla morte di Stefano Cucchi anche in un'altra aula di giustizia perché pochi minuti prima la Corte d'assise d'appello di Roma riconosce la responsabilità civile di tutti i medici del Sandro Pertini che ebbero in cura Cucchi prima della morte, ad eccezione della dottoressa Stefania Corbi che è stata assolta. Prescritto il reato penale di omicidio colposo. “Finalmente sentire la parola “colpevoli”, quella verità che noi sapevamo dall'inizio, ma non veniva fuori... per 10 anni è stata nascosta, stasera finalmente è venuta fuori”. “Questa sentenza è dimostrativa del fatto che Stefano è stato riconosciuto, diciamo, pestato da certe persone. Noi non ce l'abbiamo con nessuno, attenzione, noi non vogliamo vendetta, non vogliamo niente, soltanto è stata riconosciuta la verità, quello che abbiamo detto fin dal primo momento, tutto qua. Poi la sentenza parla chiaro, per cui chi vuol sapere, chi vuole intendere, intenda con questa sentenza, tutto qua”.

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