Caso Regeni, corte di assise: atti tornino a Gup

15 ott 2021

"Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif". Ha voluto leggere i nomi degli imputati Alessandra Ballerini legale dei familiari di Giulio Regeni, uno ad uno perché si sappia chi sono gli uomini accusati della morte del ricercatore friulano, ucciso a Il Cairo nel 2016. Perché non si possa più dire che non sapevano. È proprio su questo assunto che la Corte di Assise di Roma, dopo oltre 5 ore di camera di consiglio, ha deciso che i quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani non possono essere processati. La conoscenza del procedimento nei loro confronti è solo presunta, non c'è certezza. E non è bastato alla Procura spiegare che gli agenti non potevano non saperlo. Non sono bastate le 64 richiesta di rogatoria inviate dai PM romani in questi anni. Anni di lavoro complicato dalle bugie, dai depistaggi, da ricostruzioni fantasiose e poi elementi incompleti negati o manipolati. "Prendiamo atto, con amarezza, di questa decisione che purtroppo premia l'ostruzionismo, l'arroganza e la prepotenza egiziana. È solo una battuta d'arresto, non ci siamo mai fatti fermare in cinque anni e mezzo e non ci arrendiamo certo ora". Sottolinea inoltre l'avvocato l'importanza della costituzione di parte civile da parte del Governo italiano. Per il momento dunque il processo si ferma, sospeso. Tutto ritorna nelle mani del Gup, perché si provi a rintracciare gl'imputati, a consegnare loro la citazione in giudizio, solo e soltanto allora si potrà tornare in un'aula a parlare di quanto accaduto per cercare di capire il perché e giudicare chi ha sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni.

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